Inferno estivo e turismo equestre




L’estate è la stagione dove lo stile scivola  ancor più in basso, in alcuni gli abiti vengono infilati stando lontano dall’eleganza, pochi restano dignitosi.
E la stagione dove i cavalli soffrono di più, tormentati dagli insetti e dalla calura
Le persone si squagliano nel caldo adorandolo come un Dio
I cavalli no, loro lo detestano
Nei mesi invernali si sogna l’estate, si sognano i trekking, si vaga con la mente nei viaggi in luoghi perfetti, si contattano le guide, si parla con loro, si parla a cena fantasticando epiche cavalcate, mentre i cavalli sono chiusi nelle celle con la coperta addosso e non escono neanche di giorno perché han freddo.
Poi arriva l’estate ed i cavalli si mettono fuori alle mosche di giorno ( quando vorrebbero star dentro) e richiusi la notte ( quando vorrebbero star fuori)
Man mano che la data di partenza s’avvicina passa l’entusiasmo, cominciano i problemi; insormontabili: il letto, la doccia, la notte legati all’albero, il sentiero  come sarà? C’è la farà ( lui il cavallo)
Alla guida  allora si dice: non si parte più, non importa a nessuno del suo sbattimento precedente per trovare la quadra imposta a cena nelle sere d’inverno da questi " turisti equestri”

Turismo: parola devastante che annienta ogni residua forma di cultura, abbinata all’equestre diventa blasfema corrompendo pure il cavallo che nulla, poveraccio, ha a che fare con il turismo equestre
Pochissimi partono
Le guide s’improvvisano, tutti san tutto soprattutto seduti intorno ad un tavolo riccamente imbandito mentre gli " amati” quadrupedi sono lasciati incustoditi abbastanza lontani: così le mosche non infastidiscono i turisti.

Barbarahofman

ps
Leggete il resoconto semplice e sincero di arianna la guida pubblicato sul numero 2 della rivista online "i quaderni dell’alpitrek”